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16 maggio 2013

Mumbai movies hog Indian cinema centenary celebrations

Il giornalista Gautaman Bhaskaran l'8 maggio 2013 sulle colonne di Hindustan Times ha pubblicato un testo piuttosto polemico: Mumbai movies hog Indian cinema centenary celebrations. Un estratto: 'The centenary of Indian cinema is fast being reduced to a celebration of Hindi films, largely Bollywood. Bollywood, regrettably has in the past few years become synonymous with Indian cinema. Nothing can be more unfair. For, of the 1200 or so movies that pop out of the cans every year in India, a mere 250-odd emerge from the stables in Mumbai. The rest of them are made in Chennai, Hyderabad, Bangalore, Trivandrum, Kolkata, Guwahati and in myriad languages, including Marathi. But the 100-year gala is firmly confined to the Hindi language and Dadasaheb Phalke’s Raja Harishchandra made in 1913. (...) And, sad by far, the Cannes Film Festival, whose 66th edition runs from May 15 to 26, has chosen an anthology movie called Bombay Talkies as a Tribute to Indian Cinema that is in Hindi and made by four Mumbai helmers. (...) How can a movie made by four Mumbai directors be representative of Indian cinema, whose beauty and richness lie in its ability to speak in many languages and which presents a mind-boggling variety of mannerisms and cultures. And why must a Festival, which is undoubtedly the world’s most renowned, select Bombay Talkies as a Tribute to Indian Cinema? I fail to understand. (...) Not just this, this year, which is the Year of India at Cannes, the Festival and its two sidebars seem to be in love with Anurag Kashyap. The two films in the Festival’s official sections - Bombay Talkies and Monsoon Shootout have a Kashyap connection. One of the four stories in Bombay Talkies has been helmed by him, and he has co-produced Monsoon Shootout. The Anurag links take even deeper roots. Two Hindi movies - one each in the Critics’ Week and the Director’s Fortnight - have the Kashyap stamp. His Ugly plays in the Director’s Fortnight, and Dabba (*) in the Critics Week has been part-produced by Kashyap. The year 2013 seems more like an Anurag Summer at Cannes'.

(*) Ovvero The Lunchbox (nota di Cinema Hindi)

10 maggio 2013

Centenary of Indian cinema: A philatelic celebration



Il 3 maggio 2013 le Poste indiane hanno presentato 50 francobolli commemorativi in occasione del centenario del cinema. I francobolli ritraggono attori, registi e compositori. È la prima volta nella storia del Paese, dalla sua indipendenza, che viene distribuito un numero così alto di francobolli in un colpo solo.
 



Qualche curiosità per gli appassionati di filatelia: il primo francobollo indiano a tema cinematografico fu realizzato nel 1971 e dedicato a Dadasaheb Phalke, in occasione del centenario della sua nascita.
 



Nel 1989 fu distribuito un francobollo raffigurante una scena tratta da Raja Harishchandra, a commemorazione del 75mo anniversario della nascita del cinema indiano.




Fra gli altri, vi segnalo alcuni francobolli dedicati a registi celebri: nel 1994 Satyajit Ray, nel 2001 Raj Kapoor, nel 2004 Guru Dutt.
 




Nel 2011 fu stampata una magnifica serie dedicata alle attrici del passato.




Ma guardate cos'ho scovato in rete! Arrivano dalla Guinea.



19 aprile 2013

Celebrating 100 years of Indian cinema



L'evento Celebrating 100 years of Indian cinema, organizzato dal Ministry of Information and Broadcasting, avrà luogo a Delhi dal 25 aprile al 3 maggio 2013. Il ricco programma include il Centenary Film Festival (25-30 aprile): fra i titoli in cartellone, provenienti da tutte le industrie cinematografiche indiane, segnalo Gangs of Wasseypur, Bombay Talkies (in calendario il 28 aprile, quindi in prima mondiale assoluta), My brother Nikhil e Firaaq. Sono previste inoltre la mostra Indian cinema 100 (Celebrating a century: an audio visual voyage), una retrospettiva e una mostra dedicate a Satyajit Ray, nonché diversi seminari. Parteciperanno alla manifestazione i registi Vishal Bhardwaj, Rakeysh Omprakash Mehra, Anurag Kashyap, Dibakar Banerjee, Karan Johar, Zoya Akhtar, Adoor Gopalakrishnan, e la produttrice Ekta Kapoor. Il 3 maggio, infine, si terrà la cerimonia di conferimento dei National Film Award da parte del Presidente dell'Unione Indiana.

Programma completo
Comunicato stampa

26 marzo 2013

100 ragioni per amare il cinema indiano: Un solo cinema? Noo, 100!



Il cinema indiano è un insieme vasto e multiforme, e la produzione popolare in lingua hindi, volgarmente denominata Bollywood, ne costituisce solo una parte (ma consistente). Il cinema indiano varia a seconda dell'area geografico/linguistica di provenienza, del genere/contenuto, dei canoni estetico/culturali, della forma produttiva.
 
Qualcuno ci rimarrà secco per la sorpresa: il cinema indiano non è solo popolare. Esiste in parallelo un'agguerrita, resistente produzione d'autore - non solo in lingua inglese né solo realizzata a Kolkata - che vanta un'illustre tradizione. È interessante notare come negli ultimi anni gli scambi fra cinema popolare e d'autore si siano moltiplicati a reciproco vantaggio. E spesso le pellicole migliori risultano essere proprio quelle maggiormente contaminate. Ormai non fanno più notizia i registi della scena alternativa che dirigono film popolari, le grandi major che producono titoli di nicchia, o le star di grosso calibro che si cimentano in ruoli raffinati.



La galassia indipendente non è forse consolidata come altrove, ma è comunque molto vivace. Occuparsi di sceneggiatura o regia è l'aspirazione di un folto stuolo di giovani appassionati e caparbi. Ne deriva un lavorio incessante e operoso da cui nascono corti, spesso caricati in YouTube, e lungometraggi prodotti in proprio, con budget irrisori e con risultati altalenanti. È da questo immenso calderone che emergono nomi nuovi e interessanti. Non dimentichiamo che l'industria cinematografica indiana vanta probabilmente i registi più giovani al mondo.


Altra sorpresa: il cinema indiano non significa solo romanticismo e danze, e non è solo masala. Tutti i generi vengono esplorati. A titolo di esempio, il film d'azione/crime è amatissimo, e di solito registra incassi spettacolari. Le pellicole drammatiche sono spesso di ottima fattura. Alcune commedie/satire sono deliziose. Il thriller e l'horror possono contare su un ristretto ma compatto bacino di devoti. La fantascienza sta vivendo una fase di impennata creativa. Anche l'animazione è in grande espansione. La cinematografia per ragazzi vanta numerose piccole gemme. Esiste una produzione softcore (e, pare, hardcore), però non ne conosco esiti e diffusione. I documentari sono in larga parte validi e apprezzati.

Eega

Affrontare il cinema indiano dal punto di vista linguistico e geografico provoca qualche capogiro. L'industria più nota e forse più affermata (però su questo punto il dibattito è molto acceso) è quella popolare in lingua hindi, volgarmente denominata Bollywood. Spesso in occidente si tende ad identificare il cinema indiano con Bollywood, commettendo dunque un grossolano errore. Bollywood ha il suo centro a Mumbai - metropoli dove si parla marathi e non hindi -, ma si realizzano film anche a Delhi. Esiste una produzione hindi d'autore e indipendente, però Bollywood, con i suoi superdivi, la sua estetica esasperata, i suoi investimenti stellari e il suo scintillante richiamo, adombra ogni altro settore artistico (compreso quello musicale). Sotto certi aspetti, comunque, Bollywood e le altre cinematografie popolari locali sono le più genuinamente indiane: non dimentichiamo che il masala (mescolanza di generi, condita da canzoni e coreografie spettacolari) è nato nel subcontinente ed è tuttora in voga.
 


Kollywood, il cinema popolare in lingua tamil con sede a Chennai, non resta certo a guardare: è la diretta e insidiosa concorrente di Bollywood, con star altrettanto celebri e amate, e con numeri altrettanto immensi. Negli ultimi mesi le pellicole tamil stanno circolando, e con successo, anche all'estero, sottraendo pubblico a quelle hindi.
La competizione è bollente: Tollywood, il cinema popolare in lingua telugu con sede ad Hyderabad, è in crescita continua, e, grazie a produzioni stravaganti, sta dando filo da torcere agli avversari.

Antaheen

L'industria cinematografica in lingua bengali con sede a Kolkata è più nota per i film d'autore (spesso in inglese) che non per quelli popolari (di solito di qualità modesta, produzione identificata anch'essa col nome Tollywood, quindi attenzione a non fare confusione), ed è la più diffusa presso il circuito dei festival internazionali.
La produzione d'autore in lingua malayalam ha sede in Kerala, ed è altrettanto apprezzata dal pubblico dei festival. Quella popolare è volgarmente denominata Mollywood.
Il cinema in lingua marathi divide con Bollywood il proprio centro: Mumbai. È un cinema che sta vivendo una grande rinascita, con pellicole spesso premiate a livello nazionale.
Esistono poi altre cinematografie: in lingua punjabi, kannada (Sandalwood, se popolare), odissi, gujarati, konkani, assamese, eccetera.


Un'ultima precisazione: i lavori di Mira Nair, di Gurinder Chadha, di Deepa Mehta, Slumdog Millionaire o Vita di Pi, non sono film indiani popolari o d'autore o indipendenti, bensì produzioni internazionali girate da registi di origine indiana e/o che narrano storie ambientate in India e/o che includono nel cast attori indiani. Quindi Bollywood non ha vinto nessun Oscar con Slumdog Millionaire (anche se lo ha agguantato A.R. Rahman per la magnifica colonna sonora).
 
Vi metto in guardia: se da Bollywood iniziate ad allargare i vostri orizzonti e a ficcare il naso in altre produzioni indiane, è la fine. Verrete risucchiati dal gorgo e non avrete scampo. Il cinema indiano è un'immensa luccicante palude dalla quale non si torna vivi. #warnedyou